La paura della paura

L'espressione "paura della paura" è talmente nota, detta e ripetuta da essere divenuta un luogo comune di cui, a volte, non si rintraccia più il significato più autentico e più utile per risolvere il problema del panico.
Contrariamente all'opinione comune, avere paura della paura non è un fenomeno in se stesso negativo o patologico, e  non vuol dire affatto soffrire di una misteriosa malattia che condanna alla disabllità e che nessuno sa come curare davvero.
La paura della paura è un fenomeno ubiquitario che dipende semplicemente dal modo in cui gli esseri umani funzionano.
Si può avere paura della paura allo stesso modo in cui si può avere paura di altre emozioni come la tristezza, la rabbia, la noia, o persino l'eccitazione, oppure si può essere arrabbiati perché si prova rabbia, o tristi per la propria tristezza.
Gli esseri umani sono capaci infatti di generare pensieri, considerazioni, giudizi rispetto alle proprie emozioni, e dunque di provare emozioni rispetto alle proprie emozioni.
Non c'è nulla di sorprendente dunque nell'aver paura di provare paura.
Per quanto riguarda il Disturbo di Panico, ciò che si rileva è un alto grado di identificazione con tale paura. In altri termini, essere spaventati all'idea di andare in ansia, non sarebbe un problema se fosse percepito per quel che è: un fenomeno volatile, passeggero, esattamente come tutte le emozioni.
Chi soffre di panico tende a prendere molto sul serio le minacce catastrofiche che accompagnano la paura della paura: se vado in ansia svengo, perdo il controllo, impazzisco, etc.
Si tratta di idee catastrofiche che perdono interamente il loro status di idee, e vengono prese per fatti incontrovertibili.
Anche se si sa bene che nessuna delle ipotesi spaventose si sia realmente verificata, e anche se ci si convince (in parte) che non si verificheranno mai, nel momento in cui questi timori fanno capolino chi soffre di panico si comporta come se queste paure fossero davvero condizioni reali e impellenti.
Nel gergo della terapia cognitiva di terza generazione, questa condizione si chiama fusione, nel senso che il comportamento di una persona segue fedelmente, è fuso con, i suoi pensieri.
Come uscire dalla fusione? È semplice, basta prendere i pensieri per quelli che sono: pensieri! E abituarsi a tornare al presente, alle percezioni dei nostri sensi nel momento in cui vi prestiamo attenzione: dalla sensazione del respiro, al contatto con gli oggetti, con l'ambiente.
Il punto è che la paura della paura è, comunque, paura.
E dunque non c'è altro modo di superare una paura che affrontarla per quella che è.
Sì, l'antidoto alla paura della paura non è una complicata e irraggiungibile indifferenza alla paura, ma una maggiore tolleranza della paura, dell'ansia, e si tutte le altre emozioni, senza rinunciare a vivere la propria vita, a dedicarsi alle cose importanti e senza cedere alla tentazione della fuga, o dell'evitamento.
Le terapie di terza generazione danno una grande importanza agli esercizi che perseguono questo obiettivo, e gli danno il nome di esercizi di defusione.
Per avere un'idea di cosa questo significhi praticamente, segui il corso online gratuito: come calmarsi durante un attacco di panico.

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Intervento di gruppo basato sulla terapia cognitivo comportamentale di terza generazione e la mindfulness per il trattamento del Disturbo di Panico, tenuto da Pietro Spagnulo.
Qualsiasi sia la causa originaria, chi soffre di Disturbo di Panico finisce per essere vittima di una caratteristica trappola mentale in cui la paura di avere attacchi di panico e l'ansia anticipatoria non fanno altro che alimentare il problema creando ansia alla sola idea di avere ansia.